Come gran finale di questi tre
giorni ricchi di appuntamenti, sabato notte al teatro di Monfalcone
è andato in scena Terre.
Terre è un contenitore di storie grande abbastanza da portare
alla ribalta racconti da tutti gli angoli del pianeta.
Non proprio da tutti, veramente. Ma almeno da quegli angoli del
mondo in cui ci sia una tragedia umana, un’ingiustizia sociale
che va raccontata. Perché Terre è teatro ruvido, di
denuncia. Terre è un contenitore che appiattisce le frontiere
politiche e razziali per dare risalto a quelle umane e sociali,
alle disparità e ai tanti crimini del profitto.
E’ un contenitore grande abbastanza da coinvolgere al suo interno
musicisti, Maurizio Camardi
e Ricky Gianco, uno
scrittore che si presta anche come attore, Massimo
Carlotto, e un attore vero, e bravo, che è
Loris Contarini.
Di volta in volta poi la comitiva si estende o si contrae senza limiti,
a seconda degli ospiti e delle partecipazioni. L’anno scorso
Lucia Vasini, Bebo Storti, i Moranera e altri. Quest’anno sono
in scena con loro Andrea Brambilla,
altrimenti noto come Zuzzurro,
e ancora il grande Tassinari,
che per la terza edizione porta la sua scrittura e la sua recitazione
a Monfalcone.
E ancora la novità della giovane e bravissima
Suso, cantante dalla voce davvero promettente.
Questa molteplicità di forme artistiche che si mescolano nello
spettacolo Terre sono rese possibili e conviventi dalla perfetta regia
di Velia Mantegazza.
Così facendo, insieme, girano l’Italia raccontando
storie.
E sono storie che parlano dell’Argentina, e della sua grande
tragedia. Parlano dell’America di Bush e dell’illegalità
su cui è fondata. Cioè dai brogli elettorali in California
che hanno portato questo presidente alla casa Bianca con tutto ciò
che ne è conseguito: le torri gemelle, l’Afghanistan,
l’Iraq e chissà cos’altro.
Parla ancora di Cile, parla di Africa e di guerre dimenticate, parla
delle miserie dell’Italia di oggi: i vari signori Castelli,
Berlusconi e ministri inetti, il crescente razzismo nel nord-est,
le piccole contraddizioni. Ma non rinuncia a denunciare anche le grandi
miserie di sempre del nostro paese: il carcere come istituzione, terribile
e alienante, e le ingiustizie infinite: come Monfalcone.
E infatti si apre lo spettacolo proprio con un pezzo diretto, duro
sulle ipocrisie che seppelliscono doppiamente i morti d’Amianto,
propri in questa cittadina.
In scena Contarini recita le assurde scritte dei pacchetti di sigarette,
quelle che una legge europea ha decretato debbano esserci scritte
sopra e ben visibili:
Il fumo uccide
Il fumo invecchia la pelle…
(e le altre frasi prese dai pacchetti)
L’alcol uccide
E anche il colesterolo
L’amianto non si sa
O meglio, è scientificamente provato
ma, qui a Monfalcone, è giuridicamente incerto
Ed è semplicemente l’avvio di tante riflessioni portate
avanti con ironia, capaci di strappare molte risate amare o agrodolci
su tutte le schifezze che ci tocca vivere quotidianamente.
Perché Terre è uno spettacolo davvero strano e coraggioso,
che sembra partire dagli angoli più lontani del nostro mondo
ma è sempre di noi e del nostro animo che parla.
Ne svela le carenze, le falsità e le ridicolaggini usando la
parola, la musica e il gesto.
Il fado cantato da Alessandra Franco
durante l'inaugurazione del monumento
è stato talmente suggestivo da convincere i nostri a riproporlo
a fine spettacolo, fuori copione, per regalarci ancora una volta quell'atmosfera
speciale che la mattina aveva emozionato tutti i presenti.
Foto,
testi e grafiche di Enrico
Corona e Andrea
Melis. Se volete materiale
dovete semplicemente contattarci |
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