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12-13 SETTEMBRE 2003: REPORTAGE DA MONFALCONE

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VENERDI' 12 SETTEMBRE ORE 20.30:
Prima Nazionale dello spettacolo teatrale
"POLVERE"
SABATO 13 SETTEMBRE ORE 11.00:
Inaugurazione del monumento in
memoria ai caduti d'Amianto
 SABATO 13 SETTEMBRE ORE 21.00:
Spettacolo teatrale "TERRE"
FOTO VARIE

13 SETTEMBRE 2003 - INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO
>IL MONUMENTO<
Non è facile raccontare la tragedia di Monfalcone in dieci parole. Non è facile nemmeno raccontarla scolpendola su una lastra di marmo senza usare parole. Eppure Massimo Carlotto, scrittore, e Alberto Tonet, scultore, sono riusciti entrambi nella propria impresa.
Sarà per gli occhi chiari come il ghiaccio che forse ha dato loro la stessa capacità di trasparenza e efficacia nel raccontare.
Sarà per il fatto che il loro lavoro è solo apparentemente distante: uno doveva trovare parole da conficcare come pietre, l’altro cercava nella pietra forme che sapessero parlare.
Il risultato dei loro sforzi è una rappresentazione straordinariamente nitidia della tragedia dell’amianto.

Hanno realizzato un monumento che non solo racconta bene e certifica la tragedia di oggi, ma avrà il compito di fissarla negli anni a venire e nella memoria delle nuove generazioni.

Lo scultore, Alberto Tonet, ebbe finalmente davanti a se una lastra di marmo bella grande, e nessun posto dove portarsela al sicuro, per scolpirla in tranquillità.
E’ un bel signore dai lunghi capelli che cedono al bianco, legati con una coda dietro la nuca, baffi grigi e sguardo furbo. Sarà un’impressione personale, ma oltre allo sguardo sembra condividere con Carlotto un passato piuttosto interessante, che traspare a tratti dalle sue parole.




Ci racconta la genesi di quest’opera, che ha impiegato oltre quattro mesi a ideare e realizzare, facendo tutto da solo. Lui ha chiesto più volte che le autorità gli concedessero un capannone dove poter stabilire il suo laboratorio, ma ogni volta interessi vari e non sempre chiari lo hanno costretto ad andarsene con dietro la sua lastra di marmo. E tra le parentesi di questo suo peregrinare c’è tutta la storia della sua opera ma anche di tutta la tragedia di Monfalcone.
Perché per ironia del destino ha cominciato a scolpire il monumento dentro un vecchio capannone con su la testa un tetto di amianto, e poi stufo dei continui trasferimenti e senza un posto dove andare, ha finito per portarsela in cimitero, quella lastra, dove l’ha finalmente terminata senza disturbare nessuno.

Così dall’amianto al cimitero la scultura ha seguito il percorso delle vittime che racconta e ha preso forma, diventando una bellissima pietà operaia. Grida la tragedia dell’uomo steso a terra sofferente, come pronto a contrarsi in un posizione fetale, aggredito dal dolore sotto una fitta pioggia di lamine d’amianto. Sullo sfondo le lamiere bullonate di una nave.




Massimo Carlotto invece doveva comporre l’epigrafe. Con le parole ci sa fare, si sa, ma stavolta non era proprio facile trovare quelle giuste.
Massimo si è avvicinato alla tragedia amianto ormai da quattro anni e chiedergli di sintetizzare tante persone, amicizie, emozioni, paure, racconti di sofferenze e di lotta, non è roba da poco.
Alla fine però ha composto una frase che è un piccolo capolavoro, e contiene tutto l’orgoglio e la rabbia delle vittime d’amianto. E racchiude la loro intera storia, perché come dice Carlotto stesso, la verità ha parole semplici.

COSTRUIRONO LE STELLE DEL MARE, LI UCCISE LA POLVERE, LI TRADI’ IL PROFITTO.



Adesso, come se si fossero accompagnate da sempre, queste parole e questa scultura si sono finalmente fuse insieme nel giorno della inaugurazione.

>L'INAUGURAZIONE<
All’inaugurazione del sabato mattina c’è aria di festa ma anche di lutto. E’ una mistura strana che tocca momenti di vera commozione. Ci sono i sindaci di tutti i comuni del mandamento con i gonfaloni che sfilano portati dalle autorità municipali, e le fasce tricolori di traverso sul petto. Ci sono i rappresentanti dei sindacati, ci sono gli operai e le loro famiglie.
Una piccola folla in mezzo alla quale ci sono le vedove, i ragazzi dell’Associazione Esposti Amianto e ovviamente gli autori del monumento, Carlotto e Tonet.

A scaldare l’atmosfera un sole estivo, e i canti del coro Grion di Monfalcone che riempiono l’aria di emozione.




Gli interventi si susseguono numerosi, decine di discorsi importanti, per impegni e per presa di coscienza.
Su tutte le belle parole del sindaco Gianfranco Pizzolito, e la presentazione di Davide Bottegaro, uno dei giovani esponenti dell’Associazione Esposti Amianto, di anno in anno sempre più abile maestro delle cerimonie.




Ma il momento senz’altro più importante è annunciato dalla nuda voce di Alessandra Franco che esibendosi in un antico fado, ritma con lentezza la cerimonia di inaugurazione, rigando un silenzio altrimenti perfetto.
Wanda da un parte e Rita Sgorbissa dall’altra, vedove dell’amianto, sciolgono i nodi del drappo che nasconde il monumento. E lo fanno con la stessa toccante grazia con cui immaginiamo le madonne dovettero togliere il sudario al Cristo.




Un applauso caloroso parte non appena l’opera è nuda davanti alla folla.

In sottofondo agli applausi parte il canto dell’Ave Maria intonato dal coro, e qualche istante dopo Duilio Castelli, fondatore dell’Associazione Esposti Amianto a Monfalcone, ex-operaio lui stesso in lotta con la malattia da trent’anni, deposita una corona in memoria dei suoi compagni, e si commuove facendo commuovere tutti.



Subito dopo è la volta di Luisa Vermiglio che recita la poesia Polvere scritta da Massimo Carlotto. La gente ascolta in silenzio, commossa, la storia che è una delle tante, che è la storia di tutti qui.




Orgogliosi e grati che uno scrittore abbia saputo raccontarla, e ancora non si stanchi di continuare a farlo. E fa un effetto davvero forte vedere questo monumento luccicare sotto il sole, con le sue lamine di metallo che richiamano il ferro della scritta, poco più in basso, con le parole di condanna e rabbia.

Contemporaneamente fa spavento alzare lo sguardo oltre le spalle dei protagonisti della cerimonia e dover vedere le gru enormi e mostruose del cantiere navale, che pendono minacciose e si muovono senza badare a queste formichine riunite per non dimenticare.




Ma intanto, nella guerra impari tra Davide e Golia, questa del monumento è sicuramente una piccola grande battaglia vinta dalle formichine.





Foto, testi e grafiche di Enrico Corona e Andrea Melis. Se volete materiale dovete semplicemente contattarci

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