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SETTEMBRE 2003 - INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO |
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>IL MONUMENTO<
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Non è facile raccontare
la tragedia di Monfalcone in dieci parole. Non è facile nemmeno
raccontarla scolpendola su una lastra di marmo senza usare parole.
Eppure Massimo Carlotto,
scrittore, e Alberto Tonet,
scultore, sono riusciti entrambi nella propria impresa.
Sarà per gli occhi chiari come il ghiaccio che forse ha dato
loro la stessa capacità di trasparenza e efficacia nel raccontare.
Sarà per il fatto che il loro lavoro è solo apparentemente
distante: uno doveva trovare parole da conficcare come pietre, l’altro
cercava nella pietra forme che sapessero parlare.
Il risultato dei loro sforzi è una rappresentazione straordinariamente
nitidia della tragedia dell’amianto.
Hanno realizzato un monumento che non solo racconta bene e certifica
la tragedia di oggi, ma avrà il compito di fissarla negli anni
a venire e nella memoria delle nuove generazioni.
Lo scultore, Alberto Tonet, ebbe finalmente davanti a se una lastra
di marmo bella grande, e nessun posto dove portarsela al sicuro, per
scolpirla in tranquillità.
E’ un bel signore dai lunghi capelli che cedono al bianco, legati
con una coda dietro la nuca, baffi grigi e sguardo furbo. Sarà
un’impressione personale, ma oltre allo sguardo sembra condividere
con Carlotto un passato piuttosto interessante, che traspare a tratti
dalle sue parole.
Ci racconta la genesi di quest’opera, che ha impiegato oltre
quattro mesi a ideare e realizzare, facendo tutto da solo. Lui ha
chiesto più volte che le autorità gli concedessero un
capannone dove poter stabilire il suo laboratorio, ma ogni volta interessi
vari e non sempre chiari lo hanno costretto ad andarsene con dietro
la sua lastra di marmo. E tra le parentesi di questo suo peregrinare
c’è tutta la storia della sua opera ma anche di tutta
la tragedia di Monfalcone.
Perché per ironia del destino ha cominciato a scolpire il monumento
dentro un vecchio capannone con su la testa un tetto di amianto, e
poi stufo dei continui trasferimenti e senza un posto dove andare,
ha finito per portarsela in cimitero, quella lastra, dove l’ha
finalmente terminata senza disturbare nessuno.
Così dall’amianto al cimitero la scultura ha seguito
il percorso delle vittime che racconta e ha preso forma, diventando
una bellissima pietà operaia. Grida la tragedia dell’uomo
steso a terra sofferente, come pronto a contrarsi in un posizione
fetale, aggredito dal dolore sotto una fitta pioggia di lamine d’amianto.
Sullo sfondo le lamiere bullonate di una nave.
Massimo Carlotto invece doveva comporre l’epigrafe. Con le parole
ci sa fare, si sa, ma stavolta non era proprio facile trovare quelle
giuste.
Massimo si è avvicinato alla tragedia amianto ormai da quattro
anni e chiedergli di sintetizzare tante persone, amicizie, emozioni,
paure, racconti di sofferenze e di lotta, non è roba da poco.
Alla fine però ha composto una frase che è un piccolo
capolavoro, e contiene tutto l’orgoglio e la rabbia delle vittime
d’amianto. E racchiude la loro intera storia, perché
come dice Carlotto stesso, la verità ha parole semplici.
COSTRUIRONO LE STELLE DEL MARE, LI UCCISE LA POLVERE, LI TRADI’
IL PROFITTO.
Adesso, come se si fossero accompagnate da sempre, queste parole e
questa scultura si sono finalmente fuse insieme nel giorno della inaugurazione.
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>L'INAUGURAZIONE<
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All’inaugurazione del sabato mattina c’è
aria di festa ma anche di lutto. E’ una mistura strana che tocca
momenti di vera commozione. Ci sono i sindaci di tutti i comuni del
mandamento con i gonfaloni che sfilano portati dalle autorità
municipali, e le fasce tricolori di traverso sul petto. Ci sono i
rappresentanti dei sindacati, ci sono gli operai e le loro famiglie.
Una piccola folla in mezzo alla quale ci sono le vedove, i ragazzi
dell’Associazione Esposti Amianto
e ovviamente gli autori del monumento, Carlotto e Tonet.
A scaldare l’atmosfera un sole estivo, e i canti del coro
Grion di Monfalcone che riempiono l’aria di
emozione.
Gli interventi si susseguono numerosi, decine di discorsi importanti,
per impegni e per presa di coscienza.
Su tutte le belle parole del sindaco Gianfranco
Pizzolito, e la presentazione di Davide
Bottegaro, uno dei giovani esponenti dell’Associazione
Esposti Amianto, di anno in anno sempre più abile maestro delle
cerimonie.
Ma il momento senz’altro più importante è annunciato
dalla nuda voce di Alessandra Franco
che esibendosi in un antico fado, ritma con lentezza la cerimonia
di inaugurazione, rigando un silenzio altrimenti perfetto.
Wanda da un parte e
Rita Sgorbissa dall’altra,
vedove dell’amianto, sciolgono i nodi del drappo che nasconde
il monumento. E lo fanno con la stessa toccante grazia con cui immaginiamo
le madonne dovettero togliere il sudario al Cristo.
Un applauso caloroso parte non appena l’opera è nuda
davanti alla folla.
In sottofondo agli applausi parte il canto dell’Ave Maria intonato
dal coro, e qualche istante dopo Duilio
Castelli, fondatore dell’Associazione Esposti
Amianto a Monfalcone, ex-operaio lui stesso in lotta con la malattia
da trent’anni, deposita una corona in memoria dei suoi compagni,
e si commuove facendo commuovere tutti.
Subito dopo è la volta di Luisa
Vermiglio che recita la poesia Polvere scritta da
Massimo Carlotto. La gente ascolta in silenzio, commossa, la storia
che è una delle tante, che è la storia di tutti qui.
Orgogliosi e grati che uno scrittore abbia saputo raccontarla, e ancora
non si stanchi di continuare a farlo. E fa un effetto davvero forte
vedere questo monumento luccicare sotto il sole, con le sue lamine
di metallo che richiamano il ferro della scritta, poco più
in basso, con le parole di condanna e rabbia.
Contemporaneamente fa spavento alzare lo sguardo oltre le spalle dei
protagonisti della cerimonia e dover vedere le gru enormi e mostruose
del cantiere navale, che pendono minacciose e si muovono senza badare
a queste formichine riunite per non dimenticare.
Ma intanto, nella guerra impari tra Davide e Golia, questa del monumento
è sicuramente una piccola grande battaglia vinta dalle formichine.
Foto,
testi e grafiche di Enrico
Corona e Andrea
Melis. Se volete materiale
dovete semplicemente contattarci |
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